Come si manifesta l'algodistrofia (sindrome dolorosa regionale complessa), come può evolvere nel tempo e quando è il momento di parlarne subito con il medico.
Un gesso o un tutore troppo stretto, con dita gonfie, fredde, bluastre, pallide o insensibili, va valutato con urgenza: rivolgiti subito al pronto soccorso o al centro che ha confezionato il gesso, senza aspettare il controllo programmato.
L'algodistrofia colpisce di solito una mano o un piede, più raramente un ginocchio o una spalla. I disturbi non sono uguali in tutte le persone e possono cambiare nel tempo: il loro insieme orienta il medico verso la diagnosi.
È il sintomo principale: un dolore continuo, spesso bruciante o pulsante, molto più intenso e duraturo di quanto ci si aspetterebbe dal trauma che lo ha preceduto. Può estendersi oltre la zona colpita.
Diventa doloroso ciò che normalmente non lo è, come il contatto delle lenzuola, l'acqua o un leggero sfioramento (allodinia), e gli stimoli dolorosi sono percepiti in modo amplificato (iperalgesia).
La mano o il piede appaiono gonfi (edema), con la pelle tesa e lucida. Il gonfiore spesso peggiora quando l'arto resta a lungo in basso o dopo l'attività.
Rispetto all'arto sano, quello colpito può essere più caldo e arrossato oppure più freddo, pallido o bluastro; la sudorazione può aumentare o ridursi. Sono segni del coinvolgimento del sistema nervoso autonomo.
Con il tempo possono comparire alterazioni trofiche: pelle sottile e lucida o ispessita, crescita più rapida o più lenta di peli e unghie, unghie fragili o ingrossate.
Le articolazioni si irrigidiscono e la forza diminuisce. In alcune persone compaiono tremore, scatti muscolari o posture anomale e involontarie delle dita (distonia).
Molte persone riferiscono di sentire l'arto "come se non fosse mio", più grande o deformato, o faticano a capire la posizione delle dita senza guardarle. È un aspetto reale della malattia, non immaginazione.
Nelle ossa della zona colpita può comparire una perdita di densità ossea "a chiazze", visibile con la radiografia, legata sia alla malattia sia al ridotto utilizzo dell'arto.
In passato si descrivevano tre fasi successive: una fase acuta "calda" con dolore, gonfiore e arrossamento; una fase distrofica con rigidità e alterazioni della pelle; una fase atrofica "fredda" con pelle sottile, retrazioni e perdita di funzione. Oggi questa suddivisione è considerata storica e poco rigida: non tutte le persone attraversano le stesse fasi, nello stesso ordine o con gli stessi tempi. Si preferisce parlare di forme prevalentemente "calde" e "fredde" e di un decorso variabile da persona a persona.
Di solito una frattura, una distorsione, un intervento o un periodo di immobilizzazione in gesso; più raramente un ictus o un infarto.
Il dolore, invece di attenuarsi, persiste o aumenta, e compaiono gonfiore e alterazioni di colore e temperatura.
Arto caldo, arrossato e gonfio, con dolore intenso e allodinia: è il quadro più comune all'inizio.
Arto freddo, pallido o bluastro, con rigidità e alterazioni trofiche. Può essere presente fin dall'inizio o comparire più tardi.
In molte persone i sintomi migliorano gradualmente nel giro di mesi; in altre persistono più a lungo, con periodi migliori e peggiori.
Diagnosi tempestiva, controllo del dolore e riabilitazione precoce aumentano le possibilità di recupero.
I sintomi delle due forme sono sovrapponibili; cambia la presenza o meno di una lesione nervosa dimostrabile.
Dopo un trauma o un intervento un po' di dolore e gonfiore sono normali. Se però il dolore è sproporzionato, cambia carattere o non migliora, parlane con il medico o con lo specialista che ti segue.
Riconoscere presto l'algodistrofia permette di iniziare subito le terapie e il movimento guidato.
No. Dolore e gonfiore nelle settimane successive a una frattura o a un intervento sono normali e di solito migliorano progressivamente. Il sospetto di algodistrofia nasce quando il dolore è sproporzionato, si associa a cambiamenti di colore, temperatura, sudorazione o gonfiore e non segue il normale andamento della guarigione.
Di solito interessa un solo arto, più spesso la mano o il piede. In una minoranza di persone i sintomi possono estendersi ad altre zone o comparire in un altro arto, anche a distanza di tempo.
No. La classica divisione in tre fasi è oggi considerata superata come schema rigido: alcune persone hanno fin dall'inizio una forma "fredda", altre migliorano senza attraversare tutte le fasi. Il medico valuta l'andamento caso per caso.
Scopri come il medico arriva alla diagnosi di algodistrofia e quali specialisti possono seguirti.